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Marco Barbon “A.O.I.- Tracce di una colonizzazione”         fotografia

« Africa Orientale Italiana » (A.O.I.) - cosi’ gli italiani, in epoca fascista, chiamavano i territori
occupati di Etiopia, Eritrea e Somalia. L’occupazione di questi territori fu breve - appena sette
anni nel caso dell’Etiopia, alcuni decenni nel caso dell’Eritrea e della Somalia - ma ha
lasciato tracce durature, molte delle quali sono ancora visibili ai giorni nostri. Il progetto
del fotografo romano Marco Barbon, che vive e lavora a Parigi, si propone di
documentare queste tracce e di esaminare il sincretismo, unico nel suo genere, tra le forme e le
linee dell’architettura modernista e i caratteri della società africana contemporanea.

“La globalizzazione è una rete a forma di sfera piena di buchi. Luoghi che non vengono mai colti
dai media o dai canoni culturali tipici della nostra cultura. I buchi sono tanti e sembrano
concentrarsi maggiormente nel continenti africano creando grandi aree di zone
dimenticate. Una di queste è la zona del Corno d'Africa dove le notizie sembrano
necessarie solo in occasioni di catastrofi che diventano la monotona routine della società delle
informazioni al negativo.
Marco Barbon presenta per la mostra "A.O.I - Tracce di una colonizzazione", un ciclo di opere
attorno a quello che accade in queste zone prendendo in esame la realtà quotidiana,
penetrando nel tessuto della società dell’Eritrea e dell'Etiopia e cogliendo gli attimi di scene della
vita comune. Il suo obiettivo riprende interni pieni di un vita propria in cui il presente
sembra incontrare una moltitudine di tracce storiche. Marco Barbon riesce infatti a descrivere
la situazione catturando gli intimi ambienti preziosi che abitano quei luoghi.
I colori pastellati costruiscono atmosfere sospese, tutti gli oggetti diventano la trama di una poesia
quotidiana, grazie anche ad una attenta descrizione dei dettagli che spesso sono i
protagonisti degli spazi vuoti. La struttura delle immagini di Barbon si basa su un attento
studio degli accostamenti cromatici che giocano su costruzioni dello spazio in base a delle diverse messe a fuoco.
Il bar, la scuola, gli interni quasi vermeeriani in cui attenti dialoghi di luci
dialogano con soffici cromatismi, sembrano essere più che documentati narrati, quasi si
trattassero di pagine di un romanzo, di una storia che è parte integrante del nostro momento
storico, ma sembra essere poco uniforme agli stereotipi della cultura globale”.
(Lorenzo benedetti)

Marco Barbon. Nato a Roma nel 1972, vive e lavora a Parigi. Dopo una laurea in Filosofia
all’università La Sapienza di Roma e un dottorato in Estetica della Fotografia all’Ecole des Hautes
Etudes en Sciences Sociales di Parigi, lavora per quattro anni come fotoeditor per l’agenzia
fotografica Magnum. Da agosto 2005 a novembre 2006 è incaricato della direzione artistica
della collana di fascicoli Hachette I Grandi Fotografi Magnum. Contemporaneamente lavora
come fotografo indipendente. Attualmente è impegnato a portare a termine una serie di
progetti fotografici personali, tra cui un libro sul Corno d’Africa e alcune serie di immagini in Polaroid.


Guarda inoltre: l'intervista all'artista nel nostro video - Podcast

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