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"Braccio 1b" - Max D'Epiro - 20.04.06


"Seguendo il viaggio di 3 artisti in Beslan e documentandomi su come la protezione Civile Italiana si e' rapportata con i fatti accaduti e sulla qualita' emotiva del popolo Osseto, ho raggiunto queste considerazioni, che anticipano la video/istall-azione dal nome: Braccio 1 b.
motivAZIONI L'incertezza nella narrazione degli eventi accaduti il 3 Settembre 2004 in Beslan. Il buio che continua a coprire le responsabilita'. Le colpe. Quello che poteva essere fatto e tutto quello che non e' stato fatto. I rapporti poco limpidi che sono intercorsi tra i guerriglieri e lo stato. Con questo progetto vorrei provare a cancellare tutto quello che e' stato detto. Vorrei condensare nel buio, in quel buio che in maniera cosi' trasparente riveste ancora quei fatti ingloriosi, tutte le considerazioni. I pareri. I dolori. I ruoli. Le madri e i figli. Le pistole. I fucili. Lo spazio. Da un punto di vista architettonico il valore di un progetto puo' consistere dal suo potere emotivo che si relaziona con l'individuo. Da come lo spazio viene allestito e fruito dall'istante che cerca di decifrare l'opera costruita in luoghi deputati per rimuovere dei dolori. Morti. Il mio intervento e' chiudere l'idea del memoriale per costruire in maniera visibile un luogo attraverso gli occhi di qualcun'altro. L'idea di sottoporre lo spettatore all'interno di uno spazio che non puo' essere visto solo con la realta' perche' la realta' che si vuole rappresentare non esiste piu'.
preparAZIONE Far coincidere lo spazio di chi vedra' il video con lo spazio visto dai bambini e dai guerriglieri Ceceni durante quelle ore di tragedia. Creare lo stesso cancello di morte che si e' creato nella scuola N1 di Beslan. La palestra di una scuola che per 3 giorni cambia denominazione e comodato d'uso, diventando il braccio di una prigione. Braccio N 1.
istallAZIONE Tutto questo creando un non-luogo, allestito soltanto con un video proiettore sopra l'ultimo piano del Pastificio Cerere. Un piano B. Immerso nel buio totale. Creare cosi' una zona-morta, ma non per questo ancor piu' viva e vegeta. Offrire soltanto un veicolo per varcare quella soglia che per tre giorni ha relegato piu' di 1300 bambini in una zona di vita: la palestra di una scuola, adibita da qualcun'altro, in una zona di reclusione: il braccio di una prigione."



D'Epiro